Oltre gli occhi del Gatto

Oltre gli occhi del Gatto

Articolo di Nuria Merchàn

I Gatti nel Mondo

Il gatto è uno degli animali più numerosi al mondo. La Ecology Global Network calcola che ci sono circa 600 milioni di gatti in tutti i continenti. Questi felini domestici hanno invaso molte città del mondo come Roma o Istanbul, addirittura in Giappone c’è un’isola conosciuta come “l’isola dei gatti”, essendo questi una gran parte degli abitanti dell’isola. Ci sono anche tante razze di gatti diverse: siamesi, persiane, siberiane… Ma cos’è che li rende così sui generis? I gatti non solo sono comuni animali di compagnia ma anche degli animali misteriosi e speciali. L’evidenza c’è nel fatto che in diversi periodi dell’antichità venivano rispettati ed erano considerati animali sacri.

 

Etimologia

Partendo dall’etimologia, in italiano la parola gatto sembra avere un’origine dal termine latino cattus. In altre lingue romanze e germaniche l’origine è sempre la stessa, per esempio in spagnolo e portoghese questo termine è evoluto come gato, e in tedesco e inglese rispettivamente come Katze e Cat.
Nell’ Antica Grecia la parola che usavano per riferirsi ai gatti era κάττος ma c’era anche il termine αἴλουρος che letteralmente significa “colui che muove la coda”. Questo termine però non veniva utilizzato solo per i gatti ma anche per altri mammiferi a coda lunga come i furetti. Con questo stesso lessema troviamo il termine italiano ailurofilia cioè “amore per i gatti”.
Dalla radice gatto si sono formati altri termini derivati per designare altre realtà in relazione ai gatti. Per esempio: sgattaiolare, gattonare o gattara. Anche in spagnolo ci sono dei termini derivati dalla parola gato come gatear (gattonare), che è anche polisemica: c’è il gato della macchina (il cric in italiano) e ci sono anche gli abitanti di Madrid che vengono chiamati gatos a causa del modo silenzioso di scappare dei soldati madrileni nella battaglia del 1085.

Il gatto nella storia

Nell’Antico Egitto e nel Giappone

I primi ad addomesticare i gatti furono gli antichi egizi. Nell’Antico Egitto il gatto era un animale di culto e lo vedevano come un essere divino. Il motivo principale risiede nel fatto che è un felino come il leone, il quale rappresentava il dio Ra, i cui occhi riflettevano i raggi del sole aiutando Ra a combattere l’oscurità. Durante quel’ epoca soltanto i faraoni potevano possedere gatti e c’erano anche delle regole che vietavano di comprare o maltrattare i suddetti animali. Inoltre gli antichi egizi costruivano delle statue a forma di gatto che mettevano davanti le porte delle loro case per proteggerli dagli spiriti maligni.

Un altro popolo per cui i gatti sono figure importanti è quello giapponese. I giapponesi hanno una cultura legata ai gatti e per loro la figura del gatto è anche un simbolo di fortuna. Per esempio ci sono delle famose figurine a forma di gatto chiamati Maneki-neko, che muovono o la zampa sinistra per invitare a entrare i clienti nei negozi, oppure la zampa destra per portare fortuna e ricchezza. Questo gatto porta un campanello al collo che serve anche qui per scacciare gli spiriti maligni. L’origine più diffusa di questa figura racconta che nell’antichità un gatto salvò la vita ad un signore feudale facendolo allontanare da un albero dove poco dopo sarebbe caduto un fulmine.

La figura del gatto è molto presente anche nella loro mitologia. Per esempio, il personaggio Bankeneko è un gatto a cui si attribuiscono delle qualità magiche, letteralmente significa “gatto che cambia” per la sua capacità di cambiare forma. Adottavano soprattutto apparenze umane comunemente di persone anziane o prostitute. Avevano la capacità di manipolare gli spiriti e facevano incantesimi. Anche il Nekomata, un altro essere mitologico, era un gatto che poteva trasformarsi in umano. Eppure, la caratteristica principale dei Nekomata era che, arrivati ad una certa età, la loro coda si biforcava e acquisivano dei poteri magici legati allo sciamanesimo e alla negromanzia.

Nel Medioevo Europeo

Tuttavia i gatti non sempre hanno avuto una buona fama. Durante il Medioevo inizia a svilupparsi una visione negativa dei gatti. La causa principale risiede nelle credenze pagane della mitologia nordica dove si adorava la dea Freyja, la quale veniva sempre rappresentata con un carro tirato da gatti. In quel periodo tutte le pratiche non cattoliche erano considerate scure e si iniziò a pensare che anche i gatti fossero animali vicini al Diavolo. Secondo le credenze i gatti neri portano sfortuna a causa del loro colore che viene visto come qualcosa di negativo, quindi i gatti che accompagnano le streghe sono sempre neri.

Un esempio è il caso della strega Agnes Waterhouse e il suo gatto Satana. Agnes fu la prima strega esecutata in Inghilterra nel 1566 dopo aver confessato di essere una strega ed avere un gatto come spirito familiare, fu accusata di aver usato i suoi poteri per ammalare le persone e provocare la morte del marito.

Perfino durante questo periodo, in alcuni testi, si rappresentava il diavolo con la figura del gatto perché lo si immaginava come un essere soprannaturale e magico per le sue capacità di vedere nell’oscurità, per i suoi occhi brillanti o per la capacità di cadere sempre in piedi da grandi altezze. È così che i gatti sono stati anche perseguitati e sterminati aggravando gli effetti della peste nera per l’abbondante presenza di topi che intensificavano la propagazione della malattia.

Il gatto nel mondo onirico

Il gatto è anche un importante archetipo nei sogni e generalmente simbolizza la conoscenza e la spiritualità. Questa è una possibile spiegazione di vedere il gatto come un essere straordinario: essendo gli archetipi dentro di noi, riconosciamo quest’essenza nel gatto e ciò ci ha portato a divinizzarli in passato perché semplicemente vedevamo il nostro Sé rispecchiato in loro. Anche se l’archetipo del gatto è questo, l’interpretazione del sogno dipende anche da diversi fattori. È importante prendere in considerazione il colore, il numero o la grandezza del gatto, così come le sensazioni provate dal sognatore, ma comunque sapendo che è sempre l’immagine speculare di ciò che abbiamo dentro di noi.

Insomma, i gatti possiedono tante qualità utili per la loro esperienza di vita ma anche favorevoli agli esseri umani. Diversi studi hanno costatato che le fusa che emettono i gatti possono aiutare a guarire i muscoli e i tendini, e a superare le infezioni, (oltre il loro potere rilassante) grazie alle loro vibrazioni fra i 20 e 140 Hz. Ma la cosa più importante è capire noi stessi attraverso l’osservazione dei gatti. Anche queste loro particolari facoltà li rendono degli ottimi compagni per l’uomo.

“Il tempo passato con un gatto non è mai tempo perso”, S. Freud.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi