Il Ceppo di Natale! Tradizioni antiche e sviluppi moderni.

Il Ceppo di Natale! Tradizioni antiche e sviluppi moderni.

Origini antiche

Risale almeno al XII secolo l’antica tradizione natalizia del “ceppo”. Fino al secolo scorso era ancora diffusa in vari paesi europei fin sulle Alpi. Alla vigilia di Natale, (Vedi articolo) il capofamiglia, dopo un brindisi augurale, bruciava nel camino un tronco di legno. Il ceppo doveva essere grande, visto che avrebbe dovuto ardere fino all’Epifania. I resti della combustione venivano conservati e adoperati come una pozione magica. Potevano favorire il raccolto o la fertilità delle donne e degli animali. Proteggeva dai fulmini e dalle malattie. In talune culture, i suoi ultimi resti, incombusti, venivano utilizzati l’anno successivo per la nuova accensione. 

Ipotesi di studio

In alcune lingue balcaniche, a testimoniare la sua grande diffusione, il termine con cui si indica il ceppo, viene anche riferita al Natale. Secondo lo studioso Alexander Hislop, c’è una connessione con la deificazione a dio-sole di Nimrod babilonese, figlio di Semiramide. Il 25 Dicembre, presso i romani e i greci, si festeggiava la nascita del Sole Invitto. Tale rito risalirebbe a Nimrod, l’albero di Natale, il dio ucciso che torna in vita.

Il ceppo veniva bruciato la sera del 24 Dicembre e sostituito con un sempreverde. Secondo l’etnologo tedesco Mannhardt, il ceppo simboleggia lo spirito della vegetazione e il suo ardere, la luce solare che darà calore per l’anno a venire. Altri studiosi vedono in questa tradizione un riferimento al focolare sacro che rappresenta il centro della famiglia e la dimora degli spiriti degli antenati. Il fuoco che scalda e purifica deve rimanere acceso, come la vita durante i difficili e freddi mesi invernali. Dalle ceneri rinasce nuova vita, come Cristo con la resurrezione.

Valori simbolici del ceppo

Per i cristiani il ceppo serve per riscaldare il bambin Gesù e il fuoco simboleggia il sacrificio di Cristo nella sua opera di redenzione dell’umanità. In ogni cultura la tradizione prevede dei rituali diversi. Per i greci ad esempio, il rito serviva per allontanare dalla casa i Kallikantzaroi, i mostri maligni dl folklore locale. Negli Stati Uniti, prima della guerra civile, era usanza concedere una pausa agli schiavi per il periodo nel quale ardeva il ceppo di Natale. Dagli anni ’60 agli anni ’80 una emittente americana trasmetteva un programma “Yule Log“, Ceppo di Natale. Un tronco di legno bruciava per un paio d’ore dentro lo schermo con la musica dei canti natalizi. In Toscana la festa del ceppo era divenuta sinonimo di Natale.

Tra sacro e profano

L’albero di Natale e Babbo Natale, giunti dal Nord Europa nel XX secolo, svolgono le funzioni anticamente svolte dal ceppo. Veniva Addobbato e riempito di regali. Personificato da un adulto si poteva presentare la vigilia di Natale chiedendo ai bambini se fossero stati buoni e regalando doni e dolci. Ardere il ceppo aveva un indubbio valore propiziatorio, che affondava le sue radici nell’antichità pagana.

A Ravenna, per togliere ogni aspetto di profano dal ceppo, prima di essere bruciato nel camino, veniva cosparso di acqua benedetta. Altri ricercatori fanno risalire il rituale del ceppo al dio Thor e alla sua pianta sacra, la quercia. Il fuoco acceso al solstizio dell’Inverno aveva lo scopo di allontanare il buio metaforico della negatività, rappresentando il calore solare. In Romagna, prima di andare alla messa di Natale, si lasciavano tre sedie vuote davanti il camino dove bruciava il ceppo di Natale. Si poteva così ospitare la Sacra Famiglia che avrebbe potuto scaldarsi e nutrirsi al focolare. Tutt’oggi in alcuni luoghi è praticato questo rituale, con valenze simboliche ed estetiche. Da queste tradizioni nasce anche il famoso dolce natalizio, il tronchetto di Natale.

Altre informazioni

Accademia della Crusca

La Valdichiana

Romagna a tavola

Placida Signora (blog)

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